quem mox in agro Calventiano, ubi in custodia habebatur, misere fecit occidi - lo fece infelicemente uccidere nel territorio di Calvenzano, dove era in prigionia

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Il portale della chiesa di Calvenzano è stato scolpito da uno o più autori di cui non conosciamo il nome, all'interno di un ambiente artistico-culturale sicuramente romanico. C'è divergenza fra i vari studiosi nell'individuare a quale precisa linea di influenza romanica si debba ascrivere l'archivolto di Calvenzano (1), ma vi é unanimità nel porlo, comunque sia, dentro il gusto e l'espressività artistica del XII secolo. Quanto al soggetto rappresentato, si tratta inequivocabilmente dei "Vangeli dell'Incarnazione e della Natività di Cristo", e non esattamente dei "Vangeli dell'infanzia", che includerebbero anche la Presentazione di Gesù al Tempio e il Ritrovamento presso il tempio a Gerusalemme.  Un soggetto, quello dell'Infanzia di Gesù, fortemente fecondo dal punto di vista artistico nella civiltà e cultura medievali.

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Per avere un'idea del modificarsi - all'interno di un humus che resta comunque medievale - della stessa fonte ispirativa rappresentata dai vangeli lucano e matteano, si considerino l'"Adorazione dei Magi" in Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna, le "Scene dell'Infanzia di Gesù" in Santa Maria Foris Portam a Castelseprio, e le "Storie della Vita di Cristo" di Bonanno Pisano presso il Duomo di Pisa (2). Un'ispirazione presente non solo nelle chiese, ma anche in quello che al tempo era il vissuto religioso folkloristico e popolare della Sacra Rappresentazione seguita poi dalla "Laude". Le scene dei Vangeli dell'Infanzia sono nove e sono disposte secondo una precisa trama di regole e simbolismi. Alla base destra si situa l'Annuncio a Maria, contrappassato all'opposta sinistra dalla "Morte di Erode il Grande". Le scene a destra, fino alla Natività, sono sovrastate da un arco a volta che simboleggia la benedizione di Dio e della Grazia; mentre nulla di simile si incontra a sinistra, dove episodi come la Strage degli Innocenti sono contenute semplicemente in una nicchia quadrata, simboleggiante l'elemento terrestre, quindi peccaminoso. All'apice dell'arco rimane unicamente il Bene, evidenziato dai due episodi della Regalità del Cristo (Adorazione dei Magi), mentre la Sacra Famiglia, lasciando l'Egitto, "fugge" verso destra. Il portale, in pietra di Saltrio o di Vaprio, presenta poi un secondo livello interno di abbastanza agevole interpretazione: la ghiera ornata a linea continua, anche qui con antitesi fra "Bene" e "Male". L'ornato, in corrispondenza del lato destro, si arricchisce di cornucopie e frutti, mentre alla sinistra tende ad "asciugarsi" e a limitarsi ad una sterile ramificazione. Sugli altri elementi che completano il portale, purtroppo esistono unicamente congetture. Non sappiamo se esistesse un timpano, e comunque, se mai è esistito, da secoli è stato sostituito prima con una grata, poi con un pluteo di granito. Ai lati della struttura figurano due capitelli, o avanzi di capitelli non simmetrici,, che potrebbero provenire o dalle mensole delle colonne interne alla chiesa, oppure dal porticato che si presume sia esistito, almeno per alcuni secoli, davanti alla facciata. Si pensa poi che le figure animali immorsate nel laterizio della facciata possano essere simboli di Evangelisti, provenienti anch'esse o dall'interno dell'edificio o dal portico.


NOTE


1) Nella discussione sul "quando" del portale di Calvenzano sono entrati Diego di Sant'Ambrogio, A.Kingsley Porter, G.De Francovich, Mirabella Roberti, E.Arslan, M.Luisa Gatti Perer, Arturo C.Quintavalle e altri, tutti citati in F.Repishti, Il priorato cluniacense di Santa Maria in Calvenzano, 2000. Le influenze "borgognone" del portale si paleserebbero nella movimentazione obliqua dei quadri [abbazia di Vézelay], quelle comasche nel parallelismo con Sant'Alberto a Pontida; quelle emiliane nella disposizione a coppie delle figure in ogni nicchia [cfr. René Jullian, Le portail d'Andlau et l'expansion de la sculpture lombarde en Alsace à l'époque romane, in "Mélanges d'archéologie et d'histoire, 1930].
2) I tre episodi sono rispettivamente collocati nel IV-V secolo dopo Cristo (Ravenna,
età tardoantica); fra VI e IX secolo (Castelseprio, arte longobardo-carolingia); al
pieno XII secolo (Duomo di Pisa, romanico toscano).

 

 

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