Dopo breve, ma terribile malattia, l'animatore instancabile che ha profuso passione, idee, sensibilità anche nella creazione di inAgroCalventiano ci ha lasciati la sera del 22 giugno del 2011.

Raccogliamo di seguito alcuni scritti in sua memoria:


 

donPier: uno di noi, un discepolo!

La condizione umana è questa. Non c’è altro da dire perché sarebbero solo chiacchiere di poveri illusi. Lo sapevano bene i nostri fratelli ebrei che con Giobbe hanno provato a darne un’interpretazione che ancora oggi regge.

La morte è ineluttabile e senza rimedio e non c’è umanamente motivo per cui morire. (anche per questo dare la vita è il dono più grande che potremmo fare)

Per questo di fronte alla morte soffriamo di un dolore sordo, basso, cupo, inconsolabile.

Per questo ci diamo un gran daffare per nascondere la morte coi nostri goffi tentativi di essere sempre in forma smagliante. Per questo accumuliamo senza sosta e vogliamo tutto quanto. Per questo…

Questa morte interroga noi, il nostro essere “comune”, perché è la prima volta che a Vizzolo muore “il don”. Considerate che questo è un peso per tutti dal momento che “non abbiamo memoria”, non ne abbiamo mai fatto, collettivamente parlando, “esperienza”.

Purtroppo diventiamo

uomini e donne dopo la morte di nostro padre e/o di nostra madre: chi l’ha provato sa bene quanto ciò sia vero. Così una comunità relativamente giovane difficilmente sperimenta questo fatto “comune” perché i preti… cambiano prima di morire. A noi tocca allora di capire anche ciò. Per questo motivo dobbiamo sforzarci di domandare, interrogare, parlare, rispondere e non solo piangere. Altrimenti saranno solo le emozioni ad esprimerci (ex-premere, tirar fuori il significato che c’è dentro) e le emozioni, per quanto vere, stanno alla verità come l’innamoramento all’amore. La morte interpella la nostra verità sulla vita. Quella che sia…

Dunque facciamo tesoro delle riflessioni comuni sul vuoto, sulla mancanza di donPier. A lui ora deve tornare la nostra mente, alla sua vita tra noi. Perché questo ora rimane umanamente da fare… memoria.

E in questa memoria la traccia che, per conto mio, lui ha lasciato, è una traccia non luminosa, non appariscente. Perché quello che donPier “È”, (per me) lo riassumo in due figure. Una che rubo al gergo calcistico e l’altra a quello teologico (mi perdonerete l’accostamento blasfemo).

Perché si è sempre palesato il suo grande amore per la vita così come ci è data, senza manicheismi tipici di certa religione. Per cui il tifo sportivo, il cibo e i viaggi non tolgono l’essere discepolo (colui che impara) di un Gesù in cui crediamo come un Dio che rivela il suo vero volto di “Uomo”, del quale speriamo proprio l’aver sconfitto la morte.

Un Dio che è stato fra i suoi come l’annuncio di liberazione da religioni che costringevano l’uomo al culto delle cose o al culto disincarnato, spirituale separando così il mondo da dio. Gesù beveva e mangiava, stava con chiunque un benpensante di una parte o dell’altra poteva pensare sconveniente…

Un Dio questo che ancora oggi facciamo fatica a vedere, a riconoscere.

Ma se un giorno spezzerà il pane per noi, allora i nostri occhi vedranno e crederanno.

Ecco perché: donPier è “uno-di-noi-!” donPier è “discepolo”

 Giorgio

22.06.2011

 

Sono l'ultimo arrivato

...ho vissuto questo momento con profonda tristezza e rabbia, e dopo tante lacrime e giorni di angoscia, sono arrivato a una riflessione: se si piange una persona che conoscevi da pochi anni, vuol dire che questa persona ti ha lasciato un segno e una lezione di vita.

Vito

 

E ancora grazie!

Ecco, è finita.

Stamattina c’è stato il funerale ed adesso è tutto finito.

Ho pianto, tanto, e forse non ho ancora finito di piangere. Aspetto come una grazia dal cielo che il dolore si trasformi in rassegnazione, e la rassegnazione in malinconia.

Don Pier è morto.

M-o-r-t-o.

Me lo devo ripetere e lo devo sillabare, perché ancora non riesco a crederci.

Non sentirò più la suo voce squillante (“Tutti sotto il tendoneeeeeee!!!”), non vedrò più il suo sorriso contagioso, come l’ha definito il Cardinale, non riderò più delle sue battute durante le prediche e non apprezzerò più la sua ironia, così azzeccata.

Non mi vanterò più orgogliosamente con amici e colleghi non vizzolesi: “Abbiamo un parroco, noi, che è un portento….”.

Ma questo è niente.

Non sentirò più le sue parole di conforto quando un avvenimento brutto mi/ci colpiva, non vedrò più gli occhi di mia figlia illuminarsi al suo arrivo, prima di corrergli incontro ed abbracciarlo, non avrò più un amico che aveva sempre un’attenzione speciale per tutti, e quindi anche per me, soprattutto nei momenti difficili che a tutti, prima o poi, la vita riserva.

Ma mi mancherà anche il confessore che, senza tanti ghirigori o discorsi filosofici, semplicemente, quando gli parlavi delle tue mancanze, sapeva farti guardare senza filtri nel profondo, sapeva farti fare pace con Dio, e poi anche con te stesso.

Chissà cosa mi direbbe adesso, che sono così arrabbiata e non riesco proprio a farmi una ragione per il fatto che se ne è dovuto andare via così.

Non so cosa mi direbbe, ma so che io vorrei avere la possibilità di dire a lui che spero, in qualche modo, di averlo aiutato almeno un pochino a fare quella salita al Calvario che portava alla morte, della quale era, adesso me ne rendo conto, perfettamente cosciente fin dall’inizio. Perché invece io ho sempre sperato, fino all’ultimo, e pensavo che una cosa del genere non potesse accadere, impossibile! E dopo un po’ ho smesso vigliaccamente di chiedere notizie, perché non volevo sapere, ma lui sapeva, certo, non era mica uno stupido.

Io, noi, abbiamo cercato di aiutarlo a portare questa croce così pesante, con l’affetto e la preghiera, e con la partecipazione alla sua vicenda umana, con tutta la fragilità che Dio ci ha messo nel cuore.

Ma mi sembra comunque troppo poco.

E allora?

Mi hanno sempre detto che sono una persona razionale, troppo razionale, che voglio sempre trovare una risposta logica a qualunque problema e questo, per un cristiano che invece dovrebbe affidarsi a Dio, non è proprio un gran complimento.

Una ragione per cui Don Pier non è più qui con il suo corpo terreno io non riesco a trovarla, ci sarà sicuramente, ma è nella sapienza di Dio e questo deve bastare.

Quando il Signore ha chiamato mio padre, lui mi disse che Gesù ci ha insegnato nella preghiera più bella a dire “sia fatta la Tua volontà”. Mi ha consigliato di guardare quella realtà di dolore cambiando il mio punto di vista: non la tristezza per la mancanza, ma la gioia per aver ricevuto il dono di fare un pezzo di strada insieme.

E questo adesso voglio fare anche per lui, almeno ci proverò.

Io spero che così come la sua vita non è stata certo vana, altrettanto per me non sia la sua morte.

Un effetto, per me, l’ha già sortito.

Quella sera in Basilica, quando Don Antonio ci ha dato la notizia della sua scomparsa, le lacrime condivise, la consolazione reciproca, gli abbracci fraterni mi hanno fatto provare un senso di solidarietà, di più, un senso di appartenenza a questa comunità veramente profondo, anche se io abito a Vizzolo solo da pochi anni, non ci sono nata e cresciuta come molti altri.

E non è già questo un dono bellissimo?

Lui è andato, noi restiamo e c’è ancora tanto da fare. L’ha detto anche lui che la sua vicenda doveva diventare un’occasione per noi di riscoprire una fede forse un po’ sopita dall’abitudine e dalla routine, sonnacchiosa e pigra come è a volte la vita di paese.

Be’ Don, hai trovato un modo un po’ troppo drastico di darci una mossa.

Però te lo prometto, non sarà stato inutile.

Io di te non mi dimenticherò mai e so che anche tu, da lì dove sei adesso, una mano me la darai sempre.

Ciao Don Pier.

E ancora grazie

Marina

 

Chers amis,

Je reçois à l'instant votre message, porteur d'une si terrible nouvelle, et je m'empresse de vous répondre afin de vous faire part de ma grande émotion et de m'associer à votre douleur.
Le départ de don Pier Torriani - qui devait pour vous être un ami, un frère - s'est déroulé dans des circonstances pour lui très douloureuses. Nous ne pouvons que nous consoler en pensant que désormais, il est protégé de tout mal et qu'il nous regarde aujourd'hui, nous tous, avec bienveillance.
Mes pensées iront vers vous tous, demain matin, à Vizzolo, et mes voeux se joindront à vos prières.
Je vous adresse à tous, mes amis de Vizzolo, mes sentiments les plus amicaux et les plus fraternels,

Christophe Voros

Director de la Federation des sites Clunisiens

_____________________________________

Cari amici,

ricevo in questo momento il vostro messaggio, portatore di una cosi terribile notizia, e mi affretto a rispondervi per rendervi partecipi della mia grande emozione e per associarmi al vostro dolore.

La dipartita di Don Pier Torriani-che doveva per voi essere un amico, un fratello- si è svolta in circostanze per lui molto dolorose. Noi non possiamo che consolarci che ormai è protetto da ogni male e che oggi ci guarda, noi tutti, con benevolenza.

I miei pensieri andranno verso tutti, domani mattina, a Vizzolo, e i miei auspici si uniranno alle vostre preghiere.

Indirizzo a tutti, amici miei di Vizzolo, i miei sentimenti più amicali e fraterni.

Christophe Voros

 

Direttore della Federazione dei Siti Cluniacensi

24.06.2011

 

Il suo ultimo messaggio