quem mox in agro Calventiano, ubi in custodia habebatur, misere fecit occidi - lo fece infelicemente uccidere nel territorio di Calvenzano, dove era in prigionia

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La Compagnia del Saramita, il 19 giugno ha portato in basilica il suo Teatro, maiuscolo e rotondo, com'è di chi alla passione unisce competenza ricercando sobrie modalità espressive. Poteva stridere il portare entro mura sacre un'opera dai tratti forti come "Le Guglielmite"?

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I riferimenti all'eresia, avrebbero potuto indurre prudenza. Ma quella delle eresie é ancora una pagina di storia forse più strombazzata che conosciuta, come ha sottolineato anche il parroco nel consueto saluto da parte della comunità cristiana al pubblico accorso, nonostante le restrizioni dovute alla pandemia.

Così la Storia e il Teatro si son date la mano per farci rivivere avvenimenti come tanti, all'inizio forse leggeri nel loro candore ingenuo, fatti che battuta dopo battuta abbiam visto tuttavia volgere in tragedia.

 

La Compagnia, quella del Saramita diretta da Dimitri Patrizi (autore, regista e attore), ha saputo prenderci per mano e portarci nel mezzo della vicenda che intreccia proprio le vicende che riguardano il momento d'oro della nostra basilica! Curioso gioco di specchi quello inscenato dal talento di attori che hanno saputo catapultarci là, allora: Il Teatro, autentica macchina del tempo capace di sollecitarci a gioire e a sorridere della vicenda di queste povere donne, soggiogate da un sogno forse, ma convinte che il mondo avrebbe potuto essere delle donne, un giorno. Le sempre reiette, dimenticate eppure così centrali nella storia.

La vicenda riporta di un periodo breve che culmina nell'agosto del 1300, anni di forte confusione, di battaglie e di lavoro, di vecchio che si mischia col nuovo, senza che ancora si potesse raggrumar certezza. Tempo di Inquisizione milanese, con tanto di processi e di roghi, ma tempo in cui nuovi ordini, gli Umiliati, indicavano il verso per il quale soffiava forte il vento di riforma nella Chiesa. Tempo di battaglie senza scampo tra Torriani e Visconti per il controllo di Milano sullo scacchiere delle alleanze tra città del nord, anche d'oltralpe e del papato, tempo in cui Chiaravalle e Morimondo sono al centro di più d'una questione politica. Tempo in cui Gorgonzola, Lodivecchio, San Donato e Melegnano sono teatro di battaglie campali, le quali annunciano un tempo di nobili in declino, che già è tempo di Comuni. Tempo in cui eretici uccidono gli inquisitori inviati fino in Valtellina, mentre gli inquisitori mettono al rogo i catari di Concorezzo. Tempo di papi che durano pochi mesi e tempo in cui vengono edificate nuove chiese sulle precedenti, tempo di abbellimenti ed ingrandimenti; dunque tempo di eresie e di ortodossie, di fedi smisurate per le quali si dà la propria vita, fedi per le quali la vita altrui si toglie...

Come non notare che qui, proprio da santa Maria Assunta di Calvenzano, passava quel medesimo tempo lasciando la sua impronta? Gli abati cluniacensi di Lombardia sceglievano infatti di stare coi Torriani, ma scelsero male se si giudicano le cose dal punto di vista dei vincitori. Qui, allo stesso tempo si mise mano all'affresco dell'abside, proprio al tempo della messa al bando dell'eresia guglielmita. Oggi come allora, diversamente eppur nel solco della medesima vicenda umana, che oggi sempre dolorosamente abbiamo imparato a chiamare "pandemia" col suo mesto carico di morti ci colpisce l'"assassinio di un sindacalista vizzolese" col suo carico di orrore... Il Teatro non è solo trama e attori recitanti; quando è ben fatto il Teatro"doppia la vita", consentendo a ciascuno di penetrare le domande più austere dell'esistenza: grazie Compagnia dei Saramiti!

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